È ORA: il momento esatto in cui ho smesso di aspettare
- Gianpietro Vallorani

- 5 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Ci sono idee che scorrono via. Le ascolto, le valuto e poi passo oltre. E poi ce ne sono altre che restano lì. Non fanno rumore all’inizio, ma non se ne vanno. Tornano mentre lavoro, mentre sono immerso nelle mie giornate, mentre penso ad altro. Più provo a metterle da parte, più si fanno presenti.
È da lì che è nata È ORA.

Il 22 febbraio 2021, alle 17 e 15. Era lunedì. Un giorno qualsiasi per molti, un punto di partenza per me. Uno di quei momenti in cui smetti di rimandare.
Non è nato tutto in un momento. Era qualcosa che mi portavo dietro da tempo, che cresceva mentre facevo altro. Era dentro quello che costruivo, dentro il modo in cui vedevo il lavoro e il settore. Ad un certo punto non ho fatto altro che metterlo in pratica.
E da lì non sono più tornato indietro.
Anche il nome È ORA è arrivato così. Non l’ho cercato, l’ho trovato. Era già coerente con tutto quello che stava prendendo forma. Quando l’ho messo nero su bianco ho capito che non c’era spazio per mezze misure. O si faceva sul serio oppure non si faceva.
Per questo oggi la considero come una figlia. Non per romanticismo, ma perché dentro ci ho messo tutto. Tempo, energie, dubbi, errori. E soprattutto scelte prese quando sarebbe stato più semplice non prenderle.
Se ci penso, sarei potuto restare dov’ero. Continuare nel mio spazio, nel mio equilibrio. Sarebbe stato più facile, più lineare. Ma ad un certo punto ho capito che quella facilità mi stava fermando. E allora ho deciso di espormi.
Restare fermo mi sarebbe costato di più. E quella è stata la vera spinta. Col tempo ho visto questa dinamica tante volte perché non è il mercato a bloccare le persone. È la paura di perdere quello che hanno. È quella che ti tiene fermo anche quando sai che dovresti muoverti.
Oggi quando guardo È ORA non vedo solo quello che è diventata. Vedo tutte le volte in cui avrei potuto fermarmi e non l’ho fatto. Vedo le scelte, i rischi, il percorso. Non è perfetto, ma è vero.
E alla fine tutto si riduce a questo.
Se senti anche tu qualcosa che insiste e non se ne va, il punto non è se puoi farlo. Il punto è quanto sei disposto a restare fermo.




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